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Nome: Monica
A volte ho dentro l'anima troppe cose simultaneamente e tutte spingono con forza contro di me. Cerco di trovare il giusto binario, ma i tempi non coincidono con i pensieri: allora scrivo sulla carta tutto ciò che sento e cerco le parole adatte per esprimere la violenza delle mie visioni. Non sempre ci riesco, ma non importa: quello che cerco dentro di me è il giusto metro per la mia voglia d'eternità.
DELLA SERIE AVANTI IL PROSSIMO:
STO LEGGENDO E SUBITO DOPO LEGGERO'

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accede al nucleo antico attraverso un arco barocco e si sale lungo viuzze strette lastricate di pietra fino alla
chiesa di Sant'Eufemia, che domina Rovinji da una collina sul mare. All'interno c'è un piccolo santuario che contiene il sarcofago della santa, martirizzata durante il regno di Diocleziano, gettata ai leoni nell'arena di Costantinopoli. Sulla cima del campanile c'è anche una sua statua. Per salire fino alla cima bisogna percorrere una scala ripidissima, ma si viene ricompensati dal panorama. Attenzione all'orario in cui si sale, perchè se vi trovate sulla cima quando suonano le campane, è un vero delirio per le orecchie. Per
tornare giù in città, si percorrono altre stradine sulla sinistra della chiesa che sono colme di laboratori di artigiani e di pittori che espongono lungo la via le loro opere. In fondo abbiamo trovato il mercato, dove abbiamo acquistato del formaggio pecorino affumicato che era la fine del mondo, dell'uva locale e altra verdura. Volendo c'è anche un museo civico e un acquario, ma dovevamo prendere l'autobus per rientrare al campeggio.
Il titolo originale della raccolta di racconti dello scrittore giapponese suonerebbe più come "Dal profondo delle acque oscure", sette storie che hanno in comune proprio l'acqua, ma non quella limpida della sorgente, piuttosto quella scura e profonda della baia di Tokyo. Sette fantasie partorite dall'inventiva della nonna Kayo affinchè la nipotina Yuko l'accompagni nelle sue passeggiate , prendendo lo spunto dai vari oggetti portati dal mare e trovati sulla spiaggia. Come una borsa di Hello Kitty sta alla base della prima storia, la stessa da cui è stato tratto il film Dark Water, altri oggetti danno origine agli altri sei racconti inquietanti, tutti impregnati di vita e morte, dove spesso i rapporti tra gli esseri umani sono violenti.
Partendo da Novigrad con meta Rovigno, nella mattinata abbiamo fatto una tappa per ammirare il Limski kanal (canale di Leme). Sulla strada litoranea nei pressi di Vrsar c'è questo fiordo che penetra nell'entroterra per chilometri, costeggiato da foreste a picco sul mare, che al tempo dei romani era il confine tra le regioni di Parenzo e Pola (limski infatti deriva dal latino limes, limite). Si narra che fosse anche rifiugio prediletto dai pirati nelle loro scorribande verso Venezia e che lo stesso Morgan il pirata abbia fondato lì il villaggio di Mrgani. Nel canale vengono coltivate cozze e ostriche, che sono la specialità dei due ristoranti che sorgono al termine della stradina: il Viking e il Fjord. Noi abbiamo pranzato nel secondo e qui vedete la fiamminga di pesce che ci siamo sbafati.
In loco ci sono molte barche per chi volesse fare un'escursione nel fiordo e molte bancarelle dove si possono trovare prodotti locali molto buoni. Noi, per esempio, abbiamo comprato del miele di lavanda eccezionale! Per la sera abbiamo scelto di andare al campeggio Vestar, 6 km a sud dopo Rovigno, e di restare lì per un paio di notti per poterci riposare un pò e andare a visitare la città con calma.
E' un posto molto bello, anche se uno dei più cari di quelli in cui ci siamo fermati, con una grande piscina, un lungomare attrezzato con docce, spiaggia di sassolini e una parte erbosa alberata, un tratto della quale riservata a chi vuole fare il bagno con il proprio cane; l'acqua del mare pulitissima, c'è il supermercato abbastanza grande della catena Konzum e il ristorante-grill. Di bello c'è anche che è possibile andare a Rovigno coll'autobus che passa direttamente davanti all'entrata del campeggio oppure in barca direttamente dal porticciolo interno.
La Crociata dei bambini (titolo alternativo del romanzo Mattatoio 5 di Kurt Vonnegut) è un evento in parte storico, in parte nelle credenze popolari, che molti scrittori hanno preso a riferimento in quanto pregno di significato rispetto alla concezione della guerra. Come non citare, per esempio, uno dei racconti della raccolta di Eraldo Baldini "Gotico rurale"? Nel 1212 molti bambini partirono pieni di aspettative, a piedi dalla Francia e dalla Germania, fino a Genova, per imbarcarsi per la Terra Santa e finirono schiavi in Africa. Le guerre portano sempre disgrazie e disillusioni. E il nostro ottico Billy Pilgrim, scampato al bombardamento di Dresda, uno degli eventi più catastrofici della seconda guerra mondiale, proprio perchè nascosto in un mattatoio trasformato in prigione, trova il suo momento di fuga nell'attraversare avanti e indietro in modo casuale il tempo e lo spazio, fino al pianeta Trafalmadore dove vive parte della sua vita, rapito dagli alieni, chiuso in uno zoo, sotto osservazione come una cavia da esperimento. E raccontare al mondo la sua esperienza, pur passando per pazzo, è il suo modo di ribellarsi all'annichilimento imposto alle coscienze dalle regole di una società in cui sta stretto. Pieno di ironia e scritto in modo asciutto, apparentemente in modo confuso (come non potrebbe essere altrimenti vista l'irregolarità della linea temporale), ha nella figura di Kilgore Trout (il cui suono del cognome ricorda in inglese la parola verità) uno dei personaggi a me più cari, lo scrittore di fantascienza preferito da Billy con delle idee geniali e bislacche alla base dei suoi racconti che lui sostiene essere veri. Come il romanzo "Il fenomeno senza intestino", che parlava di un robot con l'alito cattivo che era diventato molto popolare dopo la sua guarigione, nonostante il suo lavoro fosse di lanciare napalm sulla gente da un aereo. O come quello in cui c'era un albero che aveva come foglie biglietti da 20 dollari, come fiori titoli di stato e come frutti diamanti, col risultato di attirare a sè gli esseri umani che si ammazzavano tra di loro intorno alle sue radici risultando un ottimo fertilizzante. Da leggere.
Premetto che questo piccolo libro, volendolo acquistare, è praticamente introvabile. Dopo varie ricerche in librerie e nella rete, siamo giunti alla conclusione che è esaurito e che la casa editrice non ha intenzione di fare una ristampa. Per fortuna che esistono le biblioteche pubbliche e che dove abito io è anche abbastanza fornita. Il breve romanzo, forse più un racconto lungo, è un prodotto di nicchia, in quanto adatto ad un pubblico di affezionati lettori del Lansdale più trash. Lo stile è volutamente volgare ed eccessivo, visto l'argomento surreale e nasce, come lo stesso autore ha dichiarato, dal suo amore per i fumetti e i b-movie. Del resto anche il film tratto dal libro da Don Coscarelli con Bruce Campbell rientra decisamente in questa categoria, senza nulla disprezzare del cinema di serie B che tante chicche ha donato ai palati più fini, a partire dalla produzione di Roger Corman in su. Elvis Presley non è morto: vive sotto mentite spoglie in una casa di riposo in Texas. Colui che è deceduto, in realtà, era un suo sosia col quale si era scambiato la vita. Ora però nessun gli crede ed è costretto a restare, solo e malato, in un luogo dove nessuno lo rispetta in attesa di raggiungere miglior vita. Ma un avvenimento sconvolge la monotonia: strani rumori notturni, morti sospette portano lui e un altro ospite della casa di riposo, un uomo di colore che si crede il presidente Kennedy, ad intraprendere la caccia ad una mummia che succhia l'anima ai degenti dagli orifizi del corpo, fino al riscatto finale. Delirante, grottesco, certo, ma mette a nudo alcuni aspetti della vecchiaia che, purtroppo, non sono poi così lontani dalla realtà.
Il tratto di costa slovena compreso tra Trieste e la Croazia è di appena una cinquantina di chilometri. La prima città che abbiamo visitato è stata Capodistria (Koper),
che ha un centro medievale ben conservato nascosto da palazzoni e centri commerciali. Abbiamo parcheggiato in un'area libera vicino al mare da cui si poteva raggiungere il centro a piedi in una decina di minuti passando da un molo che porta al porto turistico. Di interessante c'è la piazza Tito (Titov trg), piazza quattrocentesca cuore del centro storico dove si può ammirare il
Palazzo Pretorio con i suoi bastioni merlati e la cattedrale dell'Assunzione, con una facciata molto austera ma con l'interno barocco a tre navate.
E' piena di stradine lastricate di pietra con molti negozi, dove abbiamo fatto alcuni acquisti (una paio di scarpe per me e un paio per mio figlio, che aveva rotto definitivamente
quelle da ginnastica durante la visita alle grotte di San Canziano.) Peccato che fosse un caldo tremendo. Diciamo che la città non è eccezionale, ma un paio d'ore se le merita. Oltre Capodistria ci sono altri paesi come Isola, un porto di pescatori, Pirano, che non siamo riusciti a visitare in quanto i parcheggi erano tutti pieni e pure il campeggio, Portorose, la principale località balneare della Slovenia famosa anche per i casinò, che attraversandola sembra di essere in riviera romagnola. Verso sera abbiamo passato il confine croato e trovato posto per la notte nel campeggio Sirena nei pressi di Novigrad.
L'estate 2009 ci ha visto ritornare in Croazia e Slovenia per vari motivi: intanto ho portato mio figlio a vedere alcuni posti magnifici che noi avevamo già visitato e poi abbiamo recuperato alcune zone che avevamo lasciato indietro per ovvi motivi di tempo. La partenza di martedì ci ha fatto risparmiare il traffico dei week end e siamo arrivati in zona Trieste senza problemi (anche il fatidico passante di Mestre è stata una passeggiata). Ci siamo accampati per la notte in un campeggio alberato a pochi chilometri dal confine sloveno, Pian del Grisa, con una bella piscina dove rilassarsi dopo il viaggio, in modo da essere pronti la mattina successiva per visitare le Grotte di San Canziano (in sloveno Skocjanske jame), situate nel mezzo di un parco regionale omonimo. Queste grotte sono meno famose e meno frequentate di quelle di Postumia, ma sono molto belle e contengono il più grande canyon sotterraneo del mondo; sono lunghe quasi 6 km e sono scavate dal fiume Reka o Timavo e nel 1986 sono state dichiarate patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. La visita dura circa un'ora e mezza ed ha la particolarità che l'uscita (qui nella foto) è
dall'altra parte rispetto all'entrata, cosa che normalmente coincide, quindi non si percorre mai lo stesso sentiero. Grosso modo si divide in due parti: la Grotta del silenzio e quella del Rumore, zona in cui appare il fiume sotterraneo che si può vedere dall'alto attraversando un ponte sospeso a 45 metri sopra il dirupo. L'impressione che ho avuto è stata di essere nel bel mezzo del Signore degli Anelli e di attraversare le miniere di Moria. All'uscita si può ritornare al punto di partenza in modo veloce usando una teleferica, altrimenti si può fare una bella camminata nel parco di circa tre quarti d'ora. Vicino alla biglietteria c'è anche un ristorante, dove abbiamo mangiato una zuppa locale molto buona a base di patate e crauti visto l'orario ormai tardo. A questo punto ci siamo messi in viaggio per arrivare sulla costa dell'Istria Slovena e trovare un campeggio per la notte, cosa che abbiamo fatto ad Adria (Ankaran) nel camping omonimo, molto grande e dotato di una piscina di acqua salata direttamente sul mare. Eccoci pronti per la tappa successiva.
E' passato più di un mese dall'ultimo post e c'è un sacco di roba da mettere a posto. Le ferie sono finite e ho un bel viaggio da raccontare, con foto annesse, soprattutto dell'Istria; ho letto Mattatoio 5 di Vonnegut, Bubba Oh Tep di Lansdale e Dark Water di Koji Suzuki. Ho fatto finalmente l'intervento chirurgico che rimandavo da un anno e mi hanno dimessa dall'ospedale lunedì scorso, quindi adesso avrò tempo per organizzare i miei appunti durante il recupero in malattia. Ho anche imparato a farmi le punture da sola nella pancia, un grande passo per me! Insomma tanta, tanta vita da raccontare.
Cosa succederebbe se le predizioni dell'oracolo e dei veggenti fossero solo invenzioni casuali, dovute al capriccio di una vecchia sul punto di morte e di un falso cieco calcolatore a scopi politici ed economici privati? In quale luce apparirebbero le antiche storie mitiche di Edipo, della Sfinge e della città di Tebe? E come resteremmo, infine, davanti alle stranezze del destino, che in qualche modo fa avverare i vaticinii per percorsi tortuosi e improbabili? Tutto questo sta nel racconto di Durrenmatt, una costruzione geniale, sarcastica ed esilarante nella sua pazzia, da leggere in poche ore e poi rifletterci su.
La strada dei vini, che si snoda nella campagna subito usciti da Strasburgo verso Merlenheim, attraversa molti caratteristici villaggi alsaziani, per esempio Obernai, Ribeauvillé, Riquewihr, Kayserberg, Hunawir. Ci sono molti luoghi da vedere, come il Mont Sainte Odile e il castello di Haut-Koenigsburg,
che è stata la nostra prima tappa.
Costruito sulla cima del monte Stophanberch (755 metri) in un punto strategico per le vie commerciali del medio evo, divenne proprietà degli Asburgo nel 1400, i quali lo risistemarono, ma poi, dopo essere stato incendiato e saccheggiato durante la guerra dei trent'anni, fu abbandonato per oltre due secoli. Nel 1865 entrò a far parte del patrimonio della città di Selestat. Venne poi restaurato ai primi del 900 dall'architetto Bodo Ebhardt e divenne proprietà francese con il trattato di Versailles nel 1919. E' uno dei castelli più belli che io abbia visto, fatta eccezione per alcuni di quelli della Loira, molto imponente e affascinante per la sua locazione. All'interno del cortile c'è un ristorante dove si possono assaggiare piatti di cucina medievale decisamente sfiziosi. Seconda tappa: Riquewihr.
La piccola città racchiusa dentro una cinta di mura ha conservato il suo aspetto cinquecentesco, con le sue case a graticcio coloratissime e sgargianti. S'accede a piedi dalla bella porta torre, il Dolder, e ci si infila nelle viuzze un pò affollate piene di negozietti con le specialità locali: molti producono saponi fabbricati con tutto ciò che è possibile immaginare.
Altra città da visitare è Colmar, con le sue varie "maison", la "petite Venice", un quartiere in cui le case a graticcio s'affacciano sull'acqua dei canali del fiume Lauch e l'antica dogana del 400. Il peccato è stato non avere abbastanza tempo, come al solito, per fermarsi di più. Inoltre il tempo non era dei migliori. Siamo ritornati in Svizzera passando da Mulhouse e poi di nuovo dal S.Gottardo verso l'Italia. La Francia è una nazione piena di posti da vedere, bisognerebbe avere un mese di ferie per godersela appieno. Anche negli altri viaggi che ho fatto negli anni (castelli della Loira, Normandia, Bretagna, la costa atlantica, la Provenza, la bellissima Carcassonne, ecc.) la sensazione che avevo era di perdere dei pezzi.